Enti non commerciali o Associazioni senza fini di lucro
Data 05/02/2011
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Brevi note sulla costituzione, reddito, Iva e obblighi fiscali e contabili delle Associazioni.

Enti non commerciali o Associazioni senza fini di lucro.

L’associazione che viene costituita come associazione senza fini di lucro, e rimane tale, è esclusa dall’apertura della Partita Iva e le sue attività non generano reddito imponibile. Per quanto riguarda la vendita di prodotti il costo gli stessi deve essere di modico valore e la vendita effettuata durante manifestazioni di carattere occasionale. Per queste cessioni non è obbligatorio emettere lo scontrino fiscale (DPR 696 del 1996 art. 9bis).

Per occasionale non si intende che l’attività debba essere casuale o indefinita ma che non deve avere il carattere di abitualità perché altrimenti diventerebbe una attività commerciale.

E’ bene che in queste manifestazioni l’associazione abbia con se l’attribuzione del codice fiscale e la sua registrazione all’Agenzia delle Entrate.

 

L’associazione da costituire viene definita dalla norma Ente non Commerciale oppure Associazione senza fini di lucro (Non Profit). Queste associazioni devono rispondere ad alcuni specifici obblighi costitutivi e di gestione.

Per costituire una Associazione senza fini di lucro occorre redigere lo Statuto inserendo, oltre le attività specifiche dell’associazione, le condizioni previste dalla legge per gli enti non commerciali.

Le note che seguono si riferiscono alla generalità degli Enti non Commerciali in quanto, oltre alle norme generali fiscali (DPR 633/72 art. 4, DPR 917/86 art. 144 e seguenti, e altri) e legali (Cod. Civ. art. 14 e seguenti, e altri) vi sono altre leggi e norme che riguardano la costituzione ed il trattamento tributario di particolari Enti non Commerciali (Associazione di promozione sociale, Associazioni di volontariato, Associazioni pro-loco, Associazioni culturali, assistenziali e di formazione extra-scolastica, ecc.).

Secondo le esigenze e gli scopi prefissati si può anche costituire l’associazione in una di queste forme, sempreché sia conveniente o appropriato. In questo caso occorre un esame più approfondito.

L’associazione culturale rientra nel contesto delle associazioni senza fine di lucro e non ha una legge istitutiva speciale. Vi sono molte norme riferite a queste associazioni che sono illustrate nel seguito della trattazione.

 

Disposizioni per la costituzione degli enti associativi

Costituzione.

L’ente si può costituire per scrittura privata, scrittura privata autenticata, o atto pubblico.

La scrittura privata consiste nel riunire i soci in una assemblea costitutiva dove si redige e si sottoscrive l’atto costitutivo approvando lo Statuto dell’associazione. L’associazione viene definita “non riconosciuta” e non diventa una persona giuridica autonoma.

La scrittura privata autenticata consiste nel far autenticare le firma dei sottoscrittori da un notaio. Il costo è uguale all’atto pubblico e, a volte, si deve provvedere autonomamente alla registrazione presso l’Agenzia delle Entrate.

L’atto pubblico è uguale alla scrittura privata con la differenza che l’assemblea di costituzione si svolge davanti ad un notaio che redige il verbale e qualifica i soci e il rappresentante legale. Questo atto pubblico conferisce la qualifica di ente giuridico riconosciuto, non ancora dotato di personalità giuridica, alla associazione con indicazione dei rappresentanti dell’associazione di fronte ai terzi.

Le Associazioni, dopo aver ottenuto il codice fiscale, si registrano presso l’Agenzia delle Entrate con il deposito dell’atto costitutivo e dello statuto. Il codice fiscale può essere richiesto direttamente dalla Associazione, presso gli uffici dell’Agenzia delle entrate, oppure tramite un professionista abilitato alla procedura Entratel.

Il costo della registrazione della scrittura privata è di € 168, cod. tributo 109T, e di due marche da bollo di € 14,62 cad., ogni quattro pagine, per le due copie dell’atto costitutivo e dello statuto da presentare.

Nel caso si provveda personalmente è bene recarsi presso l’Agenzia delle Entrate di competenza per ritirare i moduli e chiedere se ci sono modifiche.

 

Mod. EAS

Entro 60 giorni dalla costituzione l’associazione invia, per via telematica, il mod. EAS all’Agenzia delle Entrate. Il modulo EAS contiene le informazioni principali sull’attività dell’ente.

Non sono obbligate all’invio del mod. EAS le:

- Associazioni di volontariato di cui alla legge 266/91

- gli Enti associativi sportivi dilettantistici iscritti nel registro del Coni che non svolgono attività commerciale. Se esercitano, anche solo in parte, attività di cessione di beni o prestazioni di servizi qualificati come commerciali devono inviare il mod. EAS.

- le Associazioni pro-loco che esercitano attività commerciali e che hanno optato per il regime forfetario e cioè che abbiano conseguito ricavi fino a € 250.000 con opzione a detto regime.

Il mod. EAS deve essere ripresentato entro il 31 marzo dell’anno successivo, se ci sono variazioni sulla composizione degli organi associativi, sull’attività esercitata o su altri elementi comunicati in precedenza.

 

Previsioni generali obbligatorie da inserire nello statuto


Le disposizioni fiscali agevolate, per la non imponibilità dell’attività istituzionale, (DPR 917/86 art. 148) si applicano a condizione che le associazioni interessate si conformino alle seguenti clausole, da inserire nei relativi statuti redatti nella forma dell'atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata:

- divieto di distribuire anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell'associazione, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla legge

- obbligo di devolvere il patrimonio dell'ente, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altra associazione con finalità analoghe o ai fini di pubblica utilità, e salvo diversa destinazione imposta dalla legge;

- disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalità associative volte a garantire

l'effettività del rapporto medesimo, escludendo espressamente la temporaneità della partecipazione alla vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti, maggiori d'età, il diritto di voto per l'approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi direttivi dell'associazione;

- obbligo di redigere e di approvare annualmente un rendiconto economico e finanziario secondo le disposizioni statutarie;

- eleggibilità libera degli organi amministrativi, principio del voto singolo di cui all'art. 2532  c.2, del codice civile, sovranità dell'assemblea dei soci, associati o partecipanti e i criteri di loro ammissione ed esclusione, criteri e idonee forme di pubblicità delle convocazioni assembleari, delle relative deliberazioni, dei bilanci o rendiconti;

- non trasmissibilità della quota o contributo associativo ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte e non rivalutabilità della stessa.

Gli stessi obblighi sono previsti, con alcune differenze e integrazioni, per gli statuti delle associazioni specifiche sopra descritte.

E’ importante quindi che ogni socio abbia diritto ad un voto in assemblea e possa partecipare, se lo desidera, all’attività dell’associazione.

Nelle Associazioni senza fine di lucro il concetto di base è la gratuità e la volontarietà delle prestazioni da parte dei soci, salvo ovviamente il rimborso spese documentate e inerenti l’attività dell’associazione. Fanno eccezione alcune associazioni che possono prevedere la remunerazione dei soci come le Associazioni di Promozione sociale.

 

Accertamento della natura di Enti non commerciali


Per accertarsi se l’ente possa qualificarsi come non commerciale occorre verificare:

- l’oggetto, l’atto costitutivo o lo statuto per identificare l’attività svolta

- l’attività effettivamente svolta

- i parametri di natura commerciale, reddituale e patrimoniale, come in seguito indicato.

Le prestazioni di servizi, svolte senza fini di lucro, non danno origine ad attività commerciale se rispettano le seguenti condizioni:

- siano conformi alle finalità istituzionali dell’ente

- manchi una specifica attività organizzata in modo professionale (come le imprese) e cioè locali destinati ad attività commerciali, insegne luminose, marchi di riferimento, pubblicità.

- i corrispettivi non eccedano i costi di diretta imputazione e cioè prevedano solo la remunerazione dei costi.

Sono in ogni caso considerati redditi, determinati secondo le regole delle persone fisiche, i seguenti:

- redditi fondiari

- redditi di capitale

- redditi diversi

- redditi d’impresa, determinati secondo le regole delle imprese individuali

Sono comunque esclusi dai redditi:

- fondi raccolti durante eventi e manifestazioni di carattere occasionale

- Contributi a fondo perduto o come corrispettivi per convenzioni con Amministrazioni       

  pubbliche.

- Redditi esenti da imposta (che riguardano soprattutto le persone fisiche come le pensioni assistenziali, invalidi, pensioni di guerra e simili, maggiorazioni sociali, alcuni tipi di borse di studio, ecc.)   

- Redditi con ritenuta alla fonte definitiva (interessi su depositi bancari) o ad imposta   

  sostitutiva (utili da fondi comuni di investimento e da quelli mobiliari e immobiliari chiusi,

  ecc.)


Parametri di calcolo e perdita di qualifica di ente non commerciale


Qualora l’ente non commerciale eserciti per un periodo di imposta prevalentemente l’attività commerciale, perde tale qualifica tenendo anche conto dei parametri indicati dal DPR 917/86 art. 149 come di seguito:

- prevalenza delle immobilizzazioni al netto degli ammortamenti, materiali, immateriali e finanziarie, relative alle attività commerciali rispetto alle restanti attività

- prevalenza dei ricavi derivanti dalle attività commerciali rispetto a quelli afferenti le attività istituzionali

- prevalenza dei redditi derivanti da attività commerciali rispetto a quelli di carattere istituzionale

- prevalenza dei componenti negativi riguardanti le attività commerciali rispetto alle spese restanti.

In ogni caso e, per gli enti la cui attività sia chiaramente non commerciale, il venir meno di uno o più parametri sopra elencati non costituisce perdita della qualifica di ENC, purché l’attività svolta sia quella istituzionale (circ. 124 del 12.05.98).

 

 

Norme generali di trattamento tributario ai fini delle imposte dirette


Non sono considerate commerciali

- le attività svolte nei confronti dei soci o partecipanti secondo le previsioni costitutive e statutarie, e per le quali non siano previsti corrispettivi specifici.

- le prestazioni di servizi siano conformi alla finalità istituzionali dell’ente e che le stesse non eccedano i costi di diretta imputazione e che non ci sia una organizzazione specifica, cioè una organizzazione di tipo aziendale con locali ad uso commerciale, insegne, pubblicità, ecc..

- le quote od i contributi versati dai soci o dai partecipanti

- i redditi esclusi come elencati in precedenza.

Sono in ogni caso considerate commerciali le attività elencate nell’art. 4 DPR 633/72 (vedi Iva) e la sponsorizzazione di eventi in quanto riconducibile ad una forma di pubblicità atipica.

Sono inoltre considerate commerciali le cessioni o le prestazioni verso corrispettivi specifici ed i contributi o quote supplementari a fronte di maggiori o diverse prestazioni.

Per gli enti di volontariato sono esenti le attività marginali svolte rispetto a quelle istituzionali.

Non sono considerate commerciali le cessioni o le prestazioni verso corrispettivi specifici se effettuate in conformità alle finalità istituzionali dalle Associazioni assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica verso soci, partecipanti e altre associazioni che svolgono la stessa attività e fanno parte di una unica associazione locale o nazionale e relativi soci e partecipanti.

 

Iva


In genere le operazioni effettuate dall’Ente non Commerciale nell’ambito della attività istituzionale non sono soggette ad Iva.

Le raccolte pubbliche di fondi durante occasionali manifestazioni e la vendita di beni di modesto valore sono esclusi dall’Iva. Per queste attività gli ENC devono redigere un separato rendiconto per ogni evento.

La disposizione normativa dell’Iva, per la redazione dello statuto degli enti, al fine di ottenere l’esclusione dall’imposta sono ovviamente gli stessi descritti in precedenza (DPR 633/72 art. 4 e DPR 917/86 art.148).  

Come per i redditi, sono considerate soggette ad Iva le cessioni o le prestazioni verso corrispettivi specifici, o di contributi supplementari a fronte di maggiori o diverse prestazioni. Queste cessioni e prestazioni di servizi sono invece escluse se effettuate in conformità alle finalità istituzionali dalle Associazioni assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica verso soci, partecipanti e altre associazioni che svolgono la stessa attività e fanno parte di una unica associazione locale o nazionale e relativi soci e partecipanti.

Gli Enti non commerciali sono soggetti passivi dell’imposta solo quando effettuano operazioni commerciali.

Sono in ogni caso commerciali le attività elencate nel DPR 633/72 art. 4 come di seguito:

- cessioni di beni nuovi prodotti per la vendita, escluse le pubblicazioni delle associazioni politiche, sindacali e di categoria,religiose, assistenziali, culturali sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona cedute prevalentemente ai propri associati;

- erogazione di acqua e servizi di fognatura e depurazione, gas, energia elettrica e vapore;

- gestione di fiere ed esposizioni a carattere commerciale;

- gestione di spacci aziendali, gestione di mense e somministrazione di pasti;  

- trasporto e deposito di merci;

- trasporto di persone;

- organizzazione di viaggi e soggiorni turistici; prestazioni alberghiere o di alloggio;

- servizi portuali e aeroportuali;

- pubblicità commerciale;

- telecomunicazioni e radiodiffusioni circolari.

 

Per le Associazioni sportive dilettantistiche esiste una speciale disciplina. La disciplina si applica anche alle società sportive dilettantistiche costituite come società di capitali senza fini di lucro e affiliate alle federazioni sportive del Coni e agli Enti di promozione sportiva. Ai fini Iva, con un volume di affari non superiore a € 250000, realizzato nell’anno precedente, si distingue:

a) quelle non direttamente connesse agli scopi istituzionali alle quali si applica la normale disciplina Iva

b) quelle direttamente connesse agli scopi istituzionali per le quali si applica la disciplina prevista per i giochi e gli intrattenimenti. Il regime prevede lo scorporo dell’Iva dalla base imponibile (titoli d’accesso) e si versa la metà dell’imposta calcolata.

Per le operazioni particolari sono previste diverse modalità:

a) prestazioni di sponsorizzazione con detrazione pari al 10% dell’imposta

b) cessioni o concessioni televisive o radiofoniche con detrazione pari ad un terzo dell’imposta

c) prestazioni pubblicitarie con detrazione pari a metà dell’imposta.

 

Obblighi contabili per la generalità degli enti


Gli enti associativi, per le attività istituzionali, devono tenere una idonea contabilità e redigere e approvare un rendiconto annuale economico e finanziario. Le linee guida, e gli schemi, per l’adempimento di questo obbligo sono illustrate sul sito dell’Agenzia per le Onlus con rinvio, ove possibile, alle norme del codice civile.

Per le raccolte pubbliche di fondi nel corso di manifestazioni occasionali gli enti devono redigere, entro quattro mesi dall’evento e per ognuno di esso, un rendiconto separato con allegata nota illustrativa. Questo vale anche se nel corso delle manifestazioni sono effettuate vendite di beni di modesto valore.

Per le attività commerciali gli ENC devono tenere la contabilità separata rispetto alle attività non commerciali  o istituzionali secondo quanto previsto per le imprese individuali.

Gli enti che adottano il regime forfetario sono assoggettati agli obblighi contabili previsti per le imprese individuali in contabilità semplificata.

 

Redditi per attività commerciali svolte dagli ENC


Trattamento tributario per attività commerciale

Se l’Ente non Commerciale esercita attività commerciale i redditi di impresa sono calcolati secondo le regole previste per la determinazione del reddito delle imprese individuali.

Per l’ENC che esercita una attività commerciale in via secondaria e autonoma rispetto a quella dell’attività tipica sono previsti due regimi.

1 - Regime ordinario. Le regole sono uguali a quelle previste per la determinazione del normale reddito d’impresa, con particolare riguardo alle spese promiscue e all’utilizzo promiscuo dei beni i cui costi vanno dedotti in proporzione. Gli ENC devono tenere una contabilità separata per l’esercizio di attività commerciali secondo gli obblighi delle imprese individuali. I regimi contabili possono essere quello ordinario o quello semplificato, se compete, o secondo opzione.

2 - Regime forfetario. Il regime è applicabile, con opzione, da parte degli ENC che sono ammessi al regime di contabilità semplificata. La comunicazione dell’opzione non è necessaria ed è sufficiente il comportamento concludente (circ. 124 del 12.05.98).

Il reddito si determina deducendo dall’ammontare dei ricavi le seguenti percentuali di costi

  a) prestazioni di servizi con ricavi fino a € 15.493,71, si deduce il 85% dei ricavi

  b) prestazioni di servizi con ricavi da € 15.493,72 e fino a € 309.874,14, si deduce il 75% dei ricavi

  c) altre attività con ricavi fino a € 25.822,84, si deduce il 90% dei ricavi

  d) altre attività con ricavi da € 25.822,85 e fino a € 515.456,90, si deduce il 85% dei ricavi

Sono previsti inoltre alcuni regimi particolari

1 - Regime particolare. Le associazioni e le società sportive dilettantistiche riconosciute dal Coni o da Enti di promozione sportiva (L.398/91), le associazioni senza fini di lucro, le associazioni pro-loco, le associazioni bandistiche e amatoriali, di musica, danza popolare e filodrammatiche, legalmente costituite e senza fini di lucro (L. 350/03 art.2 c.31) (dl 417 del 30.12.91 art. 9bis convertito in l. n. 66 del 6.02.92) che abbiano conseguito, con attività commerciali, ricavi per un importo non superiore a € 250.000 possono optare per il regime forfetario  che prevede la deduzione forfetaria di costi pari al 97% dei ricavi

2- Le associazioni e le società sportive dilettantistiche, ivi comprese quelle non riconosciute dal Coni o dalla singola Federazione ma riconosciute dagli Enti di promozione sportiva, e le associazioni pro-loco che hanno realizzato proventi per attività commerciale connesse a quelle istituzionali, non concorrono a formare il reddito imponibile per due manifestazioni per anno e per un importo massimo di € 51.645,69.

3- Redditi di capitale

Gli utili percepiti da ENC concorrono a formare il reddito per il 5% del loro ammontare

 

Dichiarazione dei redditi

La dichiarazione dei redditi va redatta su apposito modulo UNICO ENC. La tassazione del reddito, determinato nei modi ordinari, è quella previsto per le società di capitali.

In ogni caso le associazioni che svolgono solo l’attività istituzionale e non hanno redditi di impresa, di capitale, fondiari o diversi, non sono tenute alla presentazione della dichiarazione UNICO ENC.

Se l’ENC sostiene costi per retribuzioni dipendenti, per collaboratori a progetto o compensi occasionali deve compilare il modulo 770 (compresi eventuali compensi a professionisti) e la dichiarazione IRAP.

 

 

Riconoscimento giuridico


Questo riconoscimento è posteriore alla costituzione dell’ente e dopo che sia trascorso un certo periodo di attività.

Le associazioni, le fondazioni e le altre istituzioni di carattere privato acquistano la personalità giuridica mediante il riconoscimento determinato dall'iscrizione nel registro delle persone giuridiche, istituito presso le prefetture. Il riconoscimento giuridico conferisce all’associazione la qualifica di ente giuridico autonomo con designazione del legale rappresentante.

Il riconoscimento giuridico è riservato soltanto agli enti costituiti con atto pubblico e avviene tramite iscrizione al  Registro istituito presso la Prefettura – UTG secondo quanto disposto dal D.P.R. 361 del 2000, o presso la Regione se le attività dell’ente è esercitata in una sola Regione e ricade in quelle attribuite alla Regione (ad. es. Assistenza sanitaria).

La domanda per il riconoscimento di una persona giuridica, sottoscritta dal fondatore oppure

da coloro ai quali e' conferita la rappresentanza, e' presentata alla Prefettura nella cui

provincia e' stabilita la sede dell'ente. Alla domanda i richiedenti allegano copia autentica

dell'atto costitutivo e dello statuto. La Prefettura rilascia una ricevuta che attesta la data di

presentazione della domanda.

Ai fini del riconoscimento e' necessario che siano state soddisfatte le condizioni previste da

norme di legge o di regolamento per la costituzione dell'ente, che lo scopo sia possibile e

lecito e che il patrimonio risulti adeguato alla realizzazione dello scopo.

Nel registro devono essere indicati la data dell'atto costitutivo, la denominazione, lo scopo, il

patrimonio, la durata, qualora sia stata determinata, la sede della persona giuridica, il nome e

cognome e il codice fiscale degli amministratori, con indicazione di quelli ai quali è stata

attribuita la rappresentanza.

Nel registro devono altresì essere iscritte le modifiche dell'atto costitutivo e dello statuto,

il trasferimento della sede e l'istituzione di sedi secondarie, la sostituzione degli amministratori,

con indicazione di quelli ai quali è attribuita la rappresentanza, le deliberazioni di scioglimento,

i provvedimenti che ordinano lo scioglimento o accertano l'estinzione, il cognome e nome dei

liquidatori e tutti gli altri atti e fatti la cui iscrizione è espressamente prevista da norme di legge o di regolamento.

In pratica occorre presentare una domanda sulla scorta di una bozza già predisposta dalla Prefettura. Si devono allegare:

-due copie dell’atto costitutivo e statuto, di cui una originale in bollo redatto per atto pubblico

-relazione illustrativa sull’attività svolta e quella da svolgere

-relazione sulla situazione economico-finanziaria dell’ente con perizia giurata per l’eventuale valore di immobili e la situazione bancaria per comprovare l’esistenza di un patrimonio mobiliare

-Stato Patrimoniale e Conto Economico degli ultimi tre anni, o dalla costituzione a quello intercorrente alla presentazione se minore

-elenco dei componenti dell’organo direttivo e dei soci.

Mario Vannini

 

 

FRANCESCO
Egr. Dott. sono un presidente di un'associazione no profit che organizza corsi per i soci e partecipanti. Abbiamo solo codice fiscale e qualche volta all'anno ci capita di offrire i propri corsi anche ad altri privati. Può un ente no profit con codice fiscale avere anche la partita IVA? E la contabilità? nessun commercialista è chiaro su questo argomento. Grazie
09
Giu
danilo
noi abbiam fondato un circolo associazione no profit di navette per accompagnere i giovani nei vari luoghi d incontro serali e come campagna di sensibilizzazione a non guidare ubriachi ecc ecc ma sabato ci anno sequestrato i mezzi e pure la patente al socio fondatore che guidava dicendo che non abbiamo licenza ncc come facciamo ora il nostro socio fondatore é una grandissima persona dobbiamo potrebbe seguire lei la pratica la prego danilo3283725803 urgente
14
Giu
Titty
Gent.mo dott. Vannini,
sono la presidente di un'associazione no profit che persegue finalità di utilità sociale, ricerca e solidarietà. Nel 2009 stipulammo una convenzione con l'Asp mediante la quale la nostra associazione poteva essere d'ausilio nei reparti ospedalieri e segnalare gli eventuali disservizi. Alcuni giorni fa, convocati dalla stessa Asp, nella quale si sono modificati gli organi direttivi, ci veniva comunicato che a convenzione avrebbero potuto accedere solo le associazioni Onlus o quelle registrate con la 266. Mi chiedo se vi siano delle normative specifiche ed a che titolo possano essere escluse le altre forme associative.
La ringrazio anticipatamente.
20
Giu
mariovannini
Gia risposto per email
Buongiorno sig. Francesco
Gli enti non profit sono tenuti alla regolare tenuta della contabilità e alla redazione del bilancio, anche se non esiste un obbligo di pubblicità legale, come tutti gli altri enti riconosciuti o con personalità giuridica.
Occorre tener presente che i benefici fiscali concessi agli enti non profit devono corrispondere sempre alla effettiva attività dello ente e che deve essere comunque dimostrata in caso di controlli.
Gli enti non profit possono, e devono, avere la partita Iva se nel corso del periodo di imposta eseguono operazioni commerciali. In questo caso, e solo per queste operazioni, si comportano come gli altri enti commerciali (apertura posizione, fatturazione, registri, versamenti, dichiarazioni, ecc.).
Lei non specifica quale sia il tipo di ente non profit che presiede e cosa prevede lo statuto in caso di attività verso i soci ed i partecipanti.
Comunque dalla descrizione del suo caso non sembra che lo ente da Lei presieduto abbia la necessità di aprire la Partita Iva.
Infatti se i corsi sono organizzati per la maggior parte verso i soci, senza finalità di lucro, e che una parte di questi corsi sia riservata a dei partecipanti esterni con recupero di costi e modesto utile, da impiegare a fini associativi, non si ravvisa, a mio parere, esercizio di attività commerciale.
In ogni caso lo ente non profit deve tenere una corretta contabilità per dimostrare la assenza di attività commerciale.
Per avere maggiori informazioni sulla redazione del bilancio per gli enti non profit può trarre utili indicazioni dalle linee guida presenti sul sito della Agenzia per le Onlus.
Cordiali saluti.
Mario Vannini
29
Lug
mariovannini
Già risposto tramite email
Buongiorno sig. Danilo
Dalla descrizione del fatto accaduto, non sono la persona indicata per seguire la vostra pratica.
A mio avviso ritengo che Vi dobbiate rivolgere ad una agenzia per pratiche auto che fornisca assistenza stradale.
Infatti si tratta di una sanzione per esercizio di attività di trasporto NCC (noleggio con conducente) senza le prescritte autorizzazioni.
Dovrete dimostrare la gratuità del Vostro servizio, richiedere il dissequestro dello autoveicolo e ricorrere contro la sanzione.
Queste pratiche sono trattate, in genere, da agenzie che forniscono assistenza amministrativa e legale nel campo automobilistico.
Cordiali saluti e auguri.
Mario Vannini
29
Lug
mariovannini
Già risposto tramite email
Buongiorno Titty.
Mi scuso ma lo invio della risposta è tornata indietro e ho problemi con la pubblicazione sul blog. Riprovo e rispondo al suo quesito.
Per quanto a mia conoscenza non ho mai letto di una preclusione di carattere normativo nello affidare lo espletamento di servizi in convenzione ad enti non profit di un certo tipo rispetto ad altri di diverso tipo, siano essi non riconosciuti, riconosciuti, o con personalità giuridica.
Evidentemente deve essere intervenuta, allo interno della ASP, una disposizione del nuovo direttore responsabile che ha precluso la partecipazione ad enti che non siano Onlus o Associazioni di Volontariato.
Queste decisioni sono discutibili ma, di fatto, in questi contesti sono considerati regolari e applicabili.
Fatevi dare, se esiste, questa disposizione e verificate se sussiste una preclusione nei confronti degli enti del vostro tipo. Controllate anche il Vostro statuto per accertare che la Vostra attività sia coerente con quella della convenzione.
La normativa sugli enti non profit è molto dispersiva, spesso dai contorni non definiti, e quindi non credo che esista una normativa a cui la ASP può fare riferimento nel caso specifico.
Se si tratta, in definitiva, di una loro posizione arbitraria dovete far valere le vostre ragioni, anche ricorrendo ad iniziative nei loro confronti. Ovviamente valutando bene la situazione per eventuali occasioni di lavoro nel prossimo futuro.
Cordiali saluti.
Mario Vannini
29
Lug
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